Home VIAGGIO A 4 ZAMPE PRIMO GATTO UN NUOVO GATTO ALLATTAMENTO ALIMENTAZIONE PRONTO SOCCORSO IN CONDOMINIO SANITARIE

Istruzioni...per l'uso

 

PROBLEMATICHE SANITARIE

CURA E PREVENZIONE

sintesi delle lezioni svolte dalla ASL di Milano Dipartimento Veterinario

 a cura di M. Fieno

 

1. GENERALITA'

2. MALATTIE INFETTIVE

4. MALATTIE PARASSITARIE

5. MALATTIE DA ALLERGIE

6. TRAUMI

7. CENNI SULLE MALATTIE CUTANEE

 

 

 

 

1. GENERALITA'

Iniziamo questo breve escursus sulle problematiche sanitarie che possono affliggere i nostri amici gatti, precisando il significato di alcuni termini la cui conoscenza ci permetterà di apprendere appieno i significato di quanto esposto nei capitoli che seguiranno:

 

Consideriamo la malattia come un alterazione dello stato fisiologico e psicologico dell' organismo, capace di ridurre, modificare negativamente o persino eliminare le funzionalità normali del corpo.

 

Il sintomo è quel fenomeno organico che si manifesta come indizio di una malattia A volte oltre ai fenomeni organici anche comportamenti anomali possono essere il campanello di allarme per l'insorgere di una malattia.

 

La diagnosi del veterinario è una valutazione dei sintomi avvertiti dai pazienti e  degli elementi oggettivi a disposizione del medico veterinario.

 

La terapia è l'insieme dei metodi, procedimenti e provvedimenti atti a curare e combattere la malattia.

 

Le malattie del gatto si possono così categorizzare:

- malattie infettive;

- malattie parassitarie;

- malattie traumatiche;

- malattie allergiche;

- avvelenamenti.

 

2.MALATTIE INFETTIVE

Com'è facilmente intuibile le malattie infettive sono tutte quelle malattie di origine virale e batterica che possono attaccare l'organismo del gatto. Di norma sono malattie trasmissibili da esemplare ad esemplare con un grado più o meno alto di possibilità di contagio. Non sono trasmissibili all'uomo. C'è da dire che un esemplare che risulti positivo ad una malattia virale non è detto che debba palesarne i sintomi o comportarsi come animale "malato", spesso alcune malattie rimangono latenti nell'animale per anni senza mai palesarsi, soprattutto nei gatti che vivono in appartamento sterilizzati, per poi esplodere improvvisamente in situazioni di alto stress o non mostrarsi per niente.

In quest'ultimo caso l'animale potrà condurre una normalissima vita fino alla sua naturale morte.

  • gastroenterite virale

 è dovuta ad un parvovirus, estremamente resistente alle alte temperature a  condizioni ambientali sfavorevoli ed ai disinfettanti. Nel gatto adulto l'infezione, grave e molto contagiosa, è di solito subclinica mentre nel, cuccioli è presente un elevata mortalità.

 

I sintomi che si presentano più frequentemente sono: anoressia, depressione del sensorio, febbre elevata, dolorabilità alla palpazione dell'addome, vomito, diarrea, disidratazione, aborto.

 

Il decorso della malattia varia dai 5 ai 7 giorni nella fase acuta, che, se viene superata, permette una rapida guarigione.

La diagnosi segue il riconoscimento dei sintomi tipici e della marcata leucopenia.

 

La possibile terapia si basa su soluzioni reidratanti elettrolitiche per via endovenosa, di trasfusioni di sangue, antibiotici ed antiemetici.

 

La migliore prevenzione è rappresentata dalla vaccinazione  dei micetti sin dall'età di 8-10 settimana, da ripetersi dopo un mese e dopo di ciò annuamente.

  • rinotracheite

la Rinotracheite è una patologia stagionale virale causata da un Herpes - virus che resiste molto a lungo.

Nell'ambiente è tipica dei gatti giovani o non vaccinati. L'infezione, che colpisce le prime vie respiratorie, si diffonde attraverso il contatto, con secrezioni di individui portatori del virus mediante le cavità nasali, per l'abitudine dei mici di annusarsi naso contro naso o per inalazione del materiale eliminato da soggetti affetti con starnuti e tosse. Da ricordare che il micio guarito può continuare ancora a lungo ad eliminare il virus con le proprie secrezioni, rimanendo così potenzialmente pericoloso per gli altri felini.

 

I sintomi della malattia sono: starnuti, tosse, difficoltà respiratoria, lacrimazione profusa, occhi arrossati, depressione, anoressia.

 

La cura del micio prevede frequenti lavaggi e l'utilizzo di aerosol con soluzioni fisiologiche per liberare le cavità nasali dal muco: infatti, se il gatto a causa delle eccessive secrezioni perde l'olfatto, non sentendo più gli odori, comincia a rifiutare il cibo indebolendosi. In questi casi si può rischiare l'anoressia con il conseguente ricorso all'alimentazione per via endovenosa.

Particolare attenzione va riservata alla detersione degli occhi che può essere eseguita manualmente utilizzando sia apposite soluzioni oftalmiche che la semplice camomilla: questa va prima bollita e poi lasciata raffreddare per poi essere applicata con dell'ovatta eseguendo un delicato massaggio.

L'accurata pulizia degli occhi e del naso costituiscono solo una parte della terapia che comprende la somministrazione di antibiotici, la reidratazione, l'integrazione di vitamine del gruppo B e, se necessario, di stimolanti per l'appetito.

 

Il decorso della malattia, nel caso di gatti adulti, termina, in genere, nel giro di circa 10 giorni, mentre per i cuccioli i rischi sono maggiori a volte addirittura letali, per questo si consiglia vivamente di sottoporre i cuccioli alla vaccinazione a partire dalla nona settimana di vita ( fino ad allora il gattino è coperto dagli anticorpi materni) e quindi procedere ad un richiamo annuale che garantisce un immunità costante nei confronti del virus.

  • la leucemia felina (FELV)

La leucemia felina è un tumore delle cellule del midollo osseo. L'agente di questa malattia è un virus della famiglia dei retrovirus tra i quali c'è anche il virus responsabile della FIV. la trasmissione può avvenire da un gatto ad un altro attraverso i liquidi organici infetti  come la saliva, il sangue e l'urina. La trasmissione non richiede un contatto diretto poichè il virus, se protetto da materiale organico, può restare attivo nell'ambiente anche per un mese.

Veicolo di contagio perciò possono essere anche ciotole, cucce o altro materiale infetto, sul virus agiscono gran parte dei disinfettanti compresa la candeggina.

Alcuni dei gatti esposti al virus sviluppano una immunità protettiva che li protegge dalla viremia e quindi dalla forma letale della malattia.

Questi soggetti, se colpiti da un altra malattia o se sottoposti ad un a terapie con farmaci che ne inibiscono il sistema immunitario, possono ripresentare i sintomi della malattia.

Un gatto infetto può vivere da molte settimane fino a molti anni, ciò dipende dallo stato di salute del soggetto, dallo stadio della malattia al momento della diagnosi e della terapia. Tuttavia i soggetti infetti possono essere fonte di infezione per gli altri gatti che possono avere contatti diretti con loro. Questa patologia colpisce solo il gatto e non è mai stata dimostrata la trasmissione all'uomo od al cane.

 

Fino ad oggi non esiste una terapia in grado di sconfiggere il virus della leucemia felina. Tutte le terapie praticate mirano a curare solo le malattie infettive eventualmente presenti ed a migliorare lo stato di vita degli animali infetti. Alcuni protocolli terapeutici, usati in alcuni casi, rallentano il progredire della malattia. In questi diversi protocolli usati spesso è presente il cortisone  (prednisolone) che ha lo scopo di diminuire il numero dei globuli bianchi ( linfociti)  cancerogeni o far regredire alcuni tumori conseguenza dell'infezione da  FeLV come il linfosarcoma.

Sull'uso del cortisone è bene ricordare che oltre ai molteplici effetti collaterali, inibisce ancor più il sistema immunitario dei soggetti FeLV positivi predisponendoli ulteriormente alle infezioni. Tra i molti farmaci sperimentati, nella speranza di trovare un rimedio efficace, c'è anche la vitamina  C,  che non ha efficacia verso le infezioni da FeLV, ma sicuramente nei soggetti debilitati da questa malattia è un utile supporto multivitaminico.

 

Per diagnosticare questa malattia non è sufficiente rivelare alcuni sintomi perchè sono molto variabili e non patognomonici, inoltre, alcuni soggetti, presentano i primi sintomi solo dopo molto tempo dal contagio. Se un soggetto presenta una serie di disturbi o sintomi può nascere il sospetto di una infezione da FeLV quindi si renderà necessario un esame del sangue.

Il test sierologico più comunemente usato ricerca le particelle virali nel sangue che indicano un infezione in atto o l'aggressione iniziale di un virus al midollo osseo a cui non necessariamente segue la malattia Anche su uno o più esami sierologici indicano che il gatto è siero-positivo , non necessariamente farà la malattia e se la farà potrebbero passare anche degli anni. L'unica cosa che è certa è che quel soggetto è immuno-depresso quindi sensibile alle malattie infettive e fonte di contagio per gli altri gatti.

 

Sintomatologia. Dopo il contagio il virus si insedia nelle stesse cellule del midollo osseo deputate alla difesa dell'organismo alle infezioni. Se il virus riesce a sopraffare queste difese ( sistema immunitario) si ha a malattia, altrimenti si presenta solo un transitorio malessere che dura solo alcuni giorni e che si risolve con la completa guarigione.

Nel caso in cui il virus riesca a superare le difese immunitarie, questo replica attivamente ( viremia) fino a raggiungere alte concentrazioni in tutte le secrezioni in particolare nella saliva che diventerà quindi la fonte dell'infezione.

la sintomatologia è estremamente cangiante per le diverse localizzazioni del virus, i sintomi che possono far sospettare questa malattia sono: anemia, ittero, depressione del sensorio, perdita del peso, diminuzione dell'appetito, diarrea o stipsi, ingrossamento di tutti i linfonodi, difficoltà respiratorie, aborti ed alta mortalità prenatale, diminuzione della resistenza alle malattie, disordini autoimmuni, predisposizione a diversi tumori.

Se in un soggetto sono presenti alcuni dei sintomi sopra riportati ed è un soggetto che è potuto venire a contatto con altri gatti randagi è consigliabile fare un test sierologico per determinare se il soggetto ha contratto la malattia.

 

La malattia è prevenibile con la vaccinazione già dall'ottavo/nono mese da ripetersi poi annualmente.

  • Peritonite infettiva felina (PiF)

E' una malattia virale provocata da ceppi particolarmente virulenti e largamente diffusi tra i gatti che non provocano necessariamente la malattia nel soggetto, il quale però diventa portatore sano. Pur potendo colpire tutta la popolazione felina dai 3 mesi in su, risultano tuttavia statisticamente esposti i mici fino al 5° anno di età e, per ragioni probabilmente genetiche, i gatti persiani.

I mezzi veicolari che il virus utilizza sono le feci e le urine dei gatti infetti e le mucose oro-nasali del micio sano. la capacità del virus di sopravvivere più settimane in ambiente, rende possibile il contagio anche senza un contatto diretto. Purtroppo la trasmissione può avvenire anche dalla madre al feto.

 

I sintomi nella prima fase possono essere molteplici e generici: anoressia, febbre ciclica o persistente, calo di peso, anemia.

Successivamente la patologia si evolve in due possibili forme chiamate umida e secca. La forma umida è caratterizzata dall'aumento del liquido peritoneo che determina un rigonfiamento addominale evidente che ne facilita la diagnosi. la forma secca colpisce organi diversi quali il fegato i reni, il pancreas, i polmoni, con conseguenti sintomi di epatite, nefrite, polmonite, incoordinazione motoria e tremori.

 

la terapia della PiF si basa sulla somministrazione di farmaci per migliorare le condizioni di vita dell'animale, purtroppo non è stata ancora sperimentata una cura in grado di aggredire il virus.

 

L'unica forma di prevenzione si basa sull'isolamento dei soggetti malati, di un accurata igiene usando disinfettanti, in luoghi ove si sia verificato un contagio, utilizzando anche candeggina diluita al 3%.

  • Sindrome da immuno deficienza felina (FIV)

La FIV, pur essendo una malattia molto simile all' AIDS, è causata da un altro tipo di virus che non colpisce l'uomo, quindi un gatto malato  non trasmette HIV o quant'altro di simile a noi umani.

Nell'animale infetto il virus è presente nella saliva, nel sangue e nel liquido celebro spinale ma affinchè si verifichi in contagio è necessario un contagio profondo tra saliva e sangue che può avvenire tramite morso. Quindi a differenza di quel che succede nel contagio da FeLV la condivisione delle ciotole, delle lettiere, e le reciproche pulizie tra gatti, non rappresentano situazioni di rischio.

Essendo il morso il metodo principale di trasmissione della malattia, i maschi statisticamente ne risultano i più esposti di circa 3 volte rispetto alle femmine e di questi la maggior incidenza si ha nella fascia di età superiore ai 5 anni.

 

Nella FIV, analogamente all'AIDS umano, esiste una fase detta "finestra", nella quale il soggetto colpito dal virus, non avendo ancora prodotto anticorpi anti-FIV risulta negativo al test ELISA ( che è basato sulla rilevazione dei predetti anticorpi). per tale ragione se si sospetta che il micio possa aver contratto il virus può essere necessario ripetere il test a distanza. Il periodo di latenza della malattia varia da un mese fino ad un anno.

La sindrome da immuno deficienza è una malattia progressiva la cui sintomatologia viene da molti medici suddivisa in 5 fasi caratterizzate principalmente dalla sempre più ridotta risposta immunitaria del felino.

Fase1: la mortalità è estremamente ridotta, abbraccia il primo mese di infezione. i sintomi sono: febbre, abbattimento, diarrea, aumento dei linfonodi.

Fase2: è un periodo che può durare anche alcuni anni in cui il gatto appare in salute, non presenta cioè nessun sintomo.

Fase3: è uno stadio della malattia caratterizzato soprattutto dall'ingrossamento dei linfonodi a cui si associano dimagrimento, febbre, anemia, diminuzione dei globuli bianchi ed eventualmente infezioni secondarie determinate dall'indebolimento del sistema immunitario.

Fase4: La malattia è in fase avanzata, i sintomi colpiscono diversi organi o apparati con possibile sviluppo di neoplasie. Il gatto appare depresso ed il suo stato generale si riflette sulla cute e sul mantello che assumono un aspetto decadente.

Fase5: l'AIDS è conclamato, è l'ultima fase, caratterizzata da numerose infezioni di diverso tipo supportate da funghi e parassiti che trovano nel debole sistema immunitario del felino debole un terreno fertile. Vi è un ulteriore sviluppo delle forme tumorali.

 

Non esistono trattamenti farmacologici o vaccinali efficaci l'unica prevenzione consiste nella castrazione dei maschi e nella sterilizzazione delle femmine.

E' purtroppo una malattia nefasta in cui i gatti colpiti possono continuare a vivere da 5 a 7 anni.

 

3. MALATTIE PARASSITARIE

Come dice il titolo stesso del paragrafo sono tutte quelle malattie che derivano dall'infestazione del corpo del felino di parassiti che possono essere suddivisi in due grosse categorie: parassiti cutanei e parassiti intestinali.

  • parassiti cutanei

I parassiti cutanei sono quei parassiti che proliferano sull'esterno del corpo dell'animale dove trovano l'habitat idoneo per cibarsi e riprodursi. la proliferazione di questi animali genera in molti casi fastidiose irritazioni cutanee che possono, con il loro persistere, in forme più gravi di infezione o allergia. I più comuni sono:

 

- Zecche:

Erroneamente attribuite solo al cane le zecche ( Ixodes) questi fastidiosi artropodi tormentano anche i nostri mici.

Questo animale si nutre del sangue dell'animale usando la propria parte superiore come elemento suggente.

la sua puntura può ingenerare allergie , febbri.

La zecca si presenta come una pallina di qualche millimetro di diametro di colore chiaro che spunta tra il pelo del nostro animale. Esistono parecchi medicinali ( ad esempio il front-line) in commercio che permettono l'uccisione e la rimozione di questi parassiti.

In caso di rimozione manuale bisogna fare molta attenzione perchè potrebbe  rimanere la testa del parassita conficcata nell'epidermide dell'animale, per questo dopo la rimozione andrà ben ispezionato il punto in cui è stata estratta la zecca ed in caso ci si accorga del "pungiglione" provvedere all'estrazione tramite una pinzetta se possibile, diversamente dovrà essere il veterinario di fiducia ad incidere per l'estrazione.

Per staccare il parassita la cosa migliore è applicarci sopra dell'alcool o dell'olio ed attendere che questi, ricoprendo ne il corpo lo soffochino costringendolo ad estrarre la testa per poter respirare. In questo momento, con la nostra pinzetta, va afferrato il parassita il più possibile vicino alla pelle e lo si tira applicando una lieve rotazione e trazione, stando ben attenti che si stacchi in toto. Mai prendere la zecca per il corpo perchè si rischia di spremere il contenuto del suo stomaco, potenzialmente patogeno, nel nostro animale.

 

- Pulci

La pulce Ctenocephalides felis, è un insetto che vive come parassita su molti mammiferi, tra cui il gatto. Essa trae nutrimento dal sangue dell'animale che succhia avidamente morsicando la sua pelle. Molti gatti non sono sensibili ai morsi delle pulci, ma altri sviluppano reazioni allergiche contro la saliva delle pulci con la comparsa di fastidiose dermatiti.

La dermatite da morso di pulce si manifesta come un eruzione cutanea rossa sul retro del collo ed intorno ad esso ed essendo molto pruriginoso, porterà il micio a grattarsi per cercare sollievo con conseguente pericolo di procurarsi delle lesioni anche importanti.

Inoltre, le pulci, sono portatrici di altri parassiti tra cui i cestodi ed i batteri responsabili della malattia da graffio di gatto nell'uomo. Eliminare le pulci è difficile perchè a differenza de pidocchi, le pulci passano poco tempo sull'animale e molto nell'ambiente  in cui il micio vive. Per questo trattare solo il gatto è insufficiente ed è necessario eliminare le pulci anche dall'ambiente.

 

- Acari

Gli Acari sono artropodi responsabili delle rogne (zoonosi). Ci sono diversi tipi di rogna, causati da diversi acari:

Otodectes cynotis, caratterizzata da cerume scuro nelle orecchie che diventa crostoso e causa prurito.

Sarcoptes scabiei causa la rogna sarcoptica, piuttosto rara e simile alla rogna da Notoedres.

Cheyletiella: causa desquamazione cutanea e forfora.

Rogna demodettica da Demodex: rarissima nel gatto.

Pidocchi: facili da eliminare perchè vivono esclusivamente sull'ospite e non infestano l'ambiente. I pidocchi sono strettamente specie specifici pertanto il pidocchio del gatto  ( Felicola subrostratus) non infesta in alcun modo l'uomo  che ha i suoi pidocchi specifici ( Pediculus humanus).

 

-Micosi

La Micosi o dermatofitosi o tricofizia, è una malattia molto comune tra i gatti e facilmente trasmissibile anche all'uomo ( zoonosi). Essa è causata da un fungo, il dermatofita Microsporum canis.

Questo fungo colpisce la pelle dell'animale ed è facilmente riconoscibile perchè queste parti presentano zone circolari senza pelo , o con pelo molto fragile ed indebolito e sono generalmente situate sulla testa ( orecchie e zigomi) per poi diffondersi sul resto del corpo. La tricofizia è una malattia contagiosissima, i peli infestati sono consumati all'interno, diventando fragilissimi si spezzano e si disperdono nell'ambiente infestando altri animali.

Nel manipolare gli animali colpiti vanno quindi adottate scrupolose norme igieniche e l'uso di guanti in lattice. I gatti infetti vanno trattati con funghicida orale per almeno 6 settimane o 2 settimane a seconda del farmaco.

  • parassiti intestinali

- Ascaridi

Gli Ascaridi (Toxocara cati che è una zoonosi e Toxascaris leonina) si localizzano nell'intestino tenue dove sottraggono le sostanze nutritizie al gatto e, a causa delle notevoli dimensioni ( 4-8 cm) causano irritazioni ed occlusioni intestinali. Le infezioni da Ascaridi possono essere asintomatiche o causare sintomi abbastanza evidenti tipo gonfiore addominale, diarrea, dimagrimento, rachitismo e mantello secco e opaco.

 

- Tenie

I Cestodi o Tenie necessitano di un ospite intermedio sul quale compiono alcune fasi della loro maturazione, i più comuni sono: le pulci ed i roditori.

Il gatto si infetta quando, durante la pulizia personale, ingerisce le pulci che lo infestano, oppure nutrendosi dei topi che caccia.

Le larve, dopo 3 settimane, si sviluppano ed i vermi adulti compaiono nel tratto intestinale.

Il gatto elimina piccoli segmenti di questo parassita (detti proglottidi e contenenti uova ) attraverso le feci, sono piccoli frammenti biancastri lunghi 5-6 mm mobili appena eliminati e che diventano simili a semi di sesamo una volta essiccati.

Questa infezione può causare malformazioni se il gatto colpito è in fase di crescita oppure opacità del mantello e prurito anale dopo l'espulsione dei frammenti.

 

- Coccidi

I coccidi sono protozoi tra cui troviamo l Toxoplasma gondii, il protozoo che causa la toxoplasmosi, zoonosi molto pericolosa se contratta da una donna in gravidanza. Il gatto, essendo l'ospite definitivo del protozoo elimina con le feci gli oocisti che in pochi giorni raggiungono la maturazione nell'ambiente esterno e possono infettare tutti gli organismi a sangue caldo, uomo incluso.

L'infezione del gatto raramente diviene manifesta e la sua eventuale evoluzione dipende dal sistema immunitario dell'ospite. Il ruolo del gatto  nella trasmissione di questa malattia all'uomo, Solo l'1% dei gatti infetti elimina oocisti, l'infezione avviene predando uccelli, topi o tramite l'ingestione di carne contenente le oocisti del parassita. Animali che vivono in casa e mangiano cibo controllato tipo croccantini e scatolette non hanno occasione di infettarsi. La cura della toxoplasmosi nel gatto riguarda soprattutto la prevenzione dell'escrezione di oocisti, quindi fornendo quale cibo carne cotta, allontanando giornalmente le feci ed evitando all'animale di girovagare all'esterno. C'è da ricordare che gli oocisti maturano in 24 ore e quindi le feci affinchè diventino veicolo d'infezione dovrebbero non essere rimosse per almeno una giornata.

 

3. MALATTIE DA ALLERGIE

in genere le allergie del gatto si manifestano con prurito cutaneo e possono essere scatenate:

- dal morso di parassiti quali ad esempio le pulci;

- ipersensibilità ad alimenti o polline;

- ipersensibilità a tessuti con cui vengono rivestite cucce o altri accessori;

- ipersensibilità a sostanze contenute nelle plastiche usate per alcune ciotole;

Il gatto cerca di alleviare il fastidio leccandosi o grattandosi insistentemente arrivando, a volte, anche a scarnificare l'epidermide. In questo caso oltre alla terapia consigliataci dal veterinario sarà necessario intervenire anche con l'uso di collari elisabettiani, per evitare l'insorgere di infezioni.

meno comunemente si riscontrano sintomi gastroenterici di allergia come vomito o diarrea.

 

3. MALATTIE DA AVVELENAMENTI

Si dice spesso che il gatto sia abbastanza intelligente da capire se le sostanze che ingerisce sono tossiche per il suo organismo. Questo non è sempre vero perciò bisogna fare attenzione a sostanze quali:

- insetticidi;

- liquido antigelo;

- veleno per topi;

- antiparassitari;

- acidi o detersivi;

- piante tossiche: ficus, azalea, ciclamino, agrifoglio, stella di natale, rododendro, vischio.

 

4. TRAUMI

Infine facciamo una breve carrellata sui tipi di traumi in cui il nostro amico a quattro zampe può incorrere:

- morsi e graffi;

- investimenti;

- traumi occasionali;

- maltrattamenti.

 

5. CENNI SULLE MALATTIE CUTANEE

Normalmente la cute dell'animale si presenta liscia e morbida, non deve presentare segni di desquamazione, arrossamenti, piccole ulcere o altri segni di irritazione. La stessa non deve presentarsi troppo secca o troppo grassa con zone di perdita di pelo.

A grandi linee ecco alcuni campanelli di allarme, sulla salute del nostro animale, relativamente a come si presenta la sue cute:

  • prurito, l'animale si gratta esasperatamente procurandosi irritazione, si lecca o si strofina insistentemente;

  • zone arrossate con brufoli o pustole;

  • cattivo odore;

  • forfora, zone di desquamazione, scaglie;

  • zone di perdita di pelo, da non confondere con il normale cambio del pelo stagionale, in quanto si intende perdite di pelo localizzate e spesso di forma circolare;

  • ispessimenti della cute, cicatrici o crosticine;

  • punti neri, soprattutto nella zona del collo e sotto il muso;

In presenza di questi sintomi è opportuno far controllare l'animale dal proprio veterinario per stabilire se siamo in presenza di una problematica sanitaria e per stabilirne l'eventuale causa.

Andranno fatti quindi degli esami specifici per identificare la o le cause della malattia. Le cause più comuni possono comprendere:

  • l'animale potrebbe essere allergico al tipo di cibo, o a fattori ambientali come la polvere, pollini, muffa o potrebbe essere un allergia dovuta a qualche materiale che usiamo per i suoi accessori come: le ciotole in plastica,i tessuti sintetici di cucce cuscini o coperte, collarini o collari;

  • l'animale potrebbe essere affetto da parassiti come pulci o pidocchi;

  • potremmo trovarci in presenza di uno squilibrio ormonale e l'irritazione non è altro che la conseguenza di una carenza di particolari ormoni;

  • infezioni batteriche a seguito di qualche lesione cutanea soprattutto in ambienti esterni o con altri animali;

  • reazioni a punture di insetti.

Alcune manifestazioni cutanee e le loro sintomatologie possono trovare una rapida cura altre invece potrebbero richiedere dei trattamenti farmacologici che durano per l'intero ciclo vitale dell'animale.

I farmaci usati in questi casi sono di norma a base di cortisone pertanto si sconsiglia caldamente l'impiego di posologie  "fai da te" sulla scorta di vecchie ricette   questi farmaci laddove usati in maniera sconsiderata possono provocare seri danni a carico del sistema epatico-renale con gravi conseguenze, anche nefaste, sull'animale.

 

Potremo invece essere molto più di aiuto al nostro animale con una sana e mirata alimentazione che possa facilitare la guarigione ed al tempo stesso rafforzare e proteggere la cute del nostro amico.

Pertanto, nella scelta dei suoi alimenti, è utile sapere che:

  • Gli Acidi grassi essenziali come l'omega-3 e l'omega-6, che si trovano naturalmente nell'olio del pesce, aiutano a nutrire e proteggere la cute dell'animale, ne prevengono la secchezza e controllano l'insorgenza di infiammazioni;

  • Le proteine rappresentano i mattoni indispensabili per la guarigione della cute danneggiata sono facilmente reperibili nelle carni comuni, il consiglio è quello di variare la tipologia delle fonti proteiche inserendo ad esempio carni di cacciagione, anatra nella dieta del nostro animale.

  • Gli antiossidanti, come la vitamina E, aiutano a mantenere sano il sistema immunitario dell'animale proteggendolo inoltre dai radicali liberi dannosi.

Sarà comunque il veterinario a consigliarvi quale dieta più idonea seguire e le tempistiche relative, in commercio esistono comunque prodotti specifici appositamente studiati per queste situazioni.

Hit Counter